Banana sì o banana no?

Abbiamo sottoposto alcune domande sulla banana a Francesca Deriu, triatleta e coaching nutrizionale di Minutro.it.
La banana è uno dei frutti più buoni e comodi da mangiare, ma siccome di solito le cose buone fanno anche male, proviamo a capirci qualcosa di più.

Francesca, cosa mi dici della banana? Va mangiata o evitata?

La banana è un ottimo frutto per gli sportivi, ma come tutti gli alimenti, per sfruttare al meglio le caratteristiche è bene sapere quando e come utilizzarli.
La banana, soprattutto se matura, è ricca di glucosio, uno zucchero semplice che viene facilmente assorbito a livello intestinale e per questo rappresenta una fonte di energia prontamente utilizzabile.

Ma quindi quando è meglio mangiare una banana?

I momenti migliori per mangiare una banana sono subito prima, durante o subito dopo un allenamento. Assunta subito prima, e/o durante, fornisce energia, mentre subito dopo è utile per ricostituire le riserve di glicogeno muscolare.
Nel post allenamento la banana deve essere associata a una fonte di proteine per coadiuvare il recupero muscolare (ad esempio con 30g di parmigiano), mentre durante o subito prima può essere assunta da sola ai soli scopi energetici.

Pertanto sconsigli di mangiare una banana lontano dagli allenamenti?

In tutti gli altri momenti, per via del suo contenuto in zuccheri a rapido assorbimento, sarebbe meglio limitare il consumo di questo frutto, oppure inserirlo in un pasto o spuntino bilanciato per evitare i picchi glicemici.


Un romanzo per correre insieme ai tarahumara

Il ragazzo che cavalcava il vento è uno splendido romanzo di Leonardo Soresi che racconta la storia di un ragazzo Indios Tarahumara votato per nascita alla corsa in montagna.

Viene facile pensare ad una copia del libro Born to Run di Christopher McDougall, ma in realtà i due romanzi hanno in comune solo il tema (la corsa) e i luoghi (il Messico): Born to Run è un lunghissimo documentario, Il ragazzo che cavalcava il vento invece è una storia che ci accompagna nella vita di Javier, tra fatica e sudore, tra lacrime e sorrisi, tra amicizia e amore.

Javier Buendia, timido e minuto, si allena giorno e notte per prepararsi al Rarahipa, la competizione che ogni anno vede al via tutti i sedicenni del popolo tarahumara e che segna il loro passaggio all’età adulta. La gara consiste nel rincorrere e calciare una palla su e giù per le valli, macinando chilometri in salita e discesa finché, ad uno ad uno, tutti i giovani concorrenti stremati si fermano e si ritirano, lasciando la vittoria all’ultimo rimasto in piedi e ancora in grado di correre.

Le cicatrici che ti rimangono impresse e continuano a sanguinare
sono quelle delle battaglie che non hai osato combattere.

Il ragazzo che cavalcava il vento ci fa volare sulle montagne aspre e inospitali del Copper Canyon, una regione sperduta e inaccessibile del Messico dove da centinaia di anni vivono i tarahumara, un popolo che effettua tutti i propri spostamenti di corsa, con ai piedi gli huarache, dei sandali di cuoio e pelli.
Ed è con questi sandali che Javier corre. Corre il Rarahipa, corre per cercare il padre, corre per scappare dai narcotrafficanti, corre per entrare da clandestino in America, corre per partecipare alla gara più dura del mondo.

E in questa vita di corsa conosce il suo vero io, conosce l’amicizia e conosce l’amore.