Il mio secondo Ironman
La mia preparazione per Ironman Emilia Romagna 2019
Ho preparato questa gara in modo diverso, questa volta. Essendo il secondo Ironman, avevo molta più consapevolezza di cosa sarei andato a fronteggiare. Non ho avuto il terrore della “prima volta”: conoscevo già i miei punti deboli e mi sono impegnato tutta l’estate per migliorare proprio quelli e farmi un piano specifico da seguire anche il giorno della gara.
La preparazione però è cominciata moooolto prima…
Mi sono preparato tanto per fare una maratona. Ero iscritto a quella di Milano, ma ho avuto problemi al ginocchio quel weekend e l’ho saltata. Così ho rimandato di qualche settimana: quando mi sono sentito pronto sono uscito di casa e ho corso 42.195 metri, tipo Forrest Gump.
Poi mi sono allenato altrettanto forte per fare l’Ironman 70.3 a Mallorca, che ho chiuso in 5h21m (quasi 10 minuti in meno rispetto anno precedente.
Tutto questo lavoro mi ha portato a essere in ottima forma quando ho cominciato a caricare le settimane di allenamenti per questo appuntamento finale, la vera gara obiettivo del 2019: l’Ironman Emilia Romagna.
Devo dire che sono stato molto fortunato perché ha girato tutto in modo perfetto: un’estate intera di allenamento e tantissimi moltissimi amici e compagni di squadra che si sono aggregati a me negli allenamenti in bici, senza mai lasciarmi solo. Per la corsa invece avevo Laura, che è stata al mio fianco con la sua graziella durante le interminabili sessioni di corsa! È da sposare quella donna 🙂
Ironman Emilia Romagna, la gara
Pum pum…
Pum pum…
Pum pum…
In loop il suono del battito del cuore, tutto intorno silenzio.
Pum pum…
Pum pum…..
BANG! Partiti: il mio secondo Ironman è al via.
Mi metto in fila e aspetto il mio turno per il rolling start, nel frattempo la musica a palla mi distrae per gli ultimi istanti e allevia la tensione che ha cominciato a farsi strada già da ieri, quando ho lasciato la bici in zona cambio. Anche se sono questa volta un po’ più esperto è comunque una tensione palpabile.
Entro in acqua e corro forte fino a che l’acqua è bassissima, cammino un po’ quando si alza e poi dentro. Nemmeno il tempo di rendersene conto e la mia gara è ufficialmente cominciata: tutta la tensione accumulata svanisce e adesso ho in testa una sola cosa:
Voglio fare il meglio che posso! Non mi basta più arrivare soltanto alla fine, voglio farlo come si deve questa volta.
Nuoto bene, anche se il mare è totalmente marrone a causa delle onde grosse dei giorni precedenti. Prima boa, giro e proseguo. Supero uno, due, tre.. dieci atleti! E poi ancora e ancora. E dentro di me penso: “se sono tutti della mia fascia di tempo prevista e li supero così, allora sto andando alla grande!”
Continuo a nuotare e mi sento proprio bene. Passo la seconda boa e la terza, visto che sono ravvicinate, quindi mi metto in direzione dell’ultima boa, ma dov’è? Alzo lo sguardo e nemmeno la vedo: “cazzo è lontanissima! Dai, andiamo una bracciata alla volta.”
Punto le boe intermedie e proseguo; ormai nuoto da quasi mezz’ora e la gente intorno si è diradata: non posso nemmeno prendere qualcuno vicino come riferimento perché sott’acqua non si vede assolutamente nulla. Affondo la bracciata e con la mano aggancio qualcosa di molle… “Bleah! Una medusa, maledetta!” Comincia a bruciarmi il collo: ovvio che sia così, essendo l’unica parte del corpo esposta e fuori dalla muta, la medusa mi va a strisciare proprio lì. Rallento e nuoto qualche bracciata con un braccio solo mentre mi controllo il collo. Attimo di panico: “Brucia! Cosa faccio? Cosa faccio ora?”
Sono in mezzo al mare, ci tengo troppo e di mollare non se ne parla nemmeno. Riprendo a nuotare con il collo che brucia da matti, ma non posso fare altro. Sento che non ho lo stesso ritmo di prima, ma vedo che ogni tanto qualcuno lo supero, quindi non vado così male. Comincio ad abituarmi al bruciore e cerco di non pensarci: un pochino funziona.