Fallimento o miracolo?
La testa è appoggiata a terra e guardo verso il cielo dove le nuvole si muovono lente sopra le montagne, spinte da un vento che si sta facendo via via più freddo. E sorrido.
Sono fermo, scalzo, sdraiato da mezz’ora sull’asfalto caldo accanto al gazebo del 5° ristoro, dopo aver corso e camminato per 83 chilometri con un dislivello totale di 4.600 metri. Mi fanno male i piedi, le caviglie, i polpacci, le ginocchia e i quadricipiti. Ho dolori ovunque. Ma sorrido.
Ho iniziato a correre insieme ad altri 80 trail runner alle 23.00 di ieri e sono in giro da circa 18 ore: non ho mai fatto così tanta strada in una gara, al massimo ero arrivato a 70 km l’anno scorso nell’UltraK Trail. Perciò sorrido.
Ripenso ai troppo pochi allenamenti fatti e alle due gare di avvicinamento, l’Andersen Trail da 45 km e il Trail del Marchesato da 60 km: sono consapevole di non avere nelle gambe la distanza e il dislivello necessari per affrontare un’ultratrail come questa, ma fino a questo punto ci sono arrivato, con un’ora di anticipo sul cancello orario previsto. Quindi sorrido.
E ho deciso di ritirarmi.