Trail running tra mare e grotte

Sono le 5.59, manca 1 minuto allo start del Trail del Marchesato: il buio della piazza è attraversato da 120 frontali pronte a guizzare mentre i Beastie Boys incitano i trail runner con “You gotta fight for your right to party
Ultimi saluti, foto e in bocca al lupo tra i compagni di 100% Anima Trail che affrontano con me questa avventura.

Kick it!

È la prima volta che corro un trail al buio: finché attraversiamo le viuzze di Finalborgo nessun problema, ma appena si imbocca il primo sterrato mi rendo conto che la mia lampada non regge il confronto con quelle professionali di tutti gli altri. I 600 lumen di quello dietro di me proiettano la mia ombra nera davanti ai miei piedi e non riesco a vedere dove appoggerò il passo successivo.
Urge comprare una frontale “come si deve” in vista della gara obiettivo dell’anno: la LUT120 infatti parte alle 23.00.
Le cose si complicano quando dallo sterrato si comincia a risalire la prima montagna su sentieri di rocce sconnesse e radici: la notte non vuole lasciare il posto al giorno e io continuo con appoggi incerti e misurati mentre vengo superato dai tanti più agili e sicuri.

L’alba

Dopo un’ora così, raggiunta la vetta, finalmente l’alba si fa lentamente strada e il sole fa capolino dietro altre montagne: è sufficiente per illuminare i sentieri, ma non ancora abbastanza per riscaldarmi durante la ripida discesa.
Il tracciato è un continuo susseguirsi di salite brevi, ma spesso tecniche o ripide, e di discese nervose: un sali e scendi senza tregua. Le gambe reggono e i chilometri passano, tra boschi e coste rocciose finché il percorso si avvicina alla costa e offre suggestivi scorci di mare che meritano una breve sosta per immortalare il paesaggio e il momento.


“Scopriamo Mediglia”, una tapasciata nelle “mie” campagne

Da 10 anni partecipo a gare di corsa, triathlon, trail running e non disdegno le tapasciate, corse non competitive su percorsi misti asfalto/sterrato. Da tempo sognavo di poter organizzare una tapasciata nelle “mie” campagne, sulle strade e sugli sterrati dove mi alleno, per far vedere, a chi viene da fuori, la bellezza di alcuni paesaggi nascosti al grande traffico: dai campi di grano stile “Il gladiatore”, alle risaie allagate popolate da aironi, beccaccini e ibis, dalle coltivazioni di carciofi in fiore passando per i frutteti e ciuffi di camomilla profumata.

AmoMediglia

Quest’anno sono diventato presidente di AmoMediglia associazione culturale ricreativa che ha tra i suoi obiettivi quello di valorizzare il nostro territorio.  E proprio da presidente ho avuto l’occasione di poter realizzare il desiderio di portare una manifestazione podistico nel mio comune, organizzando la seconda edizione dell’evento Scopriamo Mediglia.
Lo scorso anno erano previsti una corsa di 10 chilometri e una camminata con i cani da 5 km, con partenza dalla piazza di Triginto; quest’anno abbiamo voluto fare un passo avanti, seguendo l’ambizione di trasformare la manifestazione nella prima tapasciata su più distanze nel nostro comune.

La data era già stata definita l’anno precedente da Fiasp, in continuità con la prima edizione: Scopriamo Mediglia si sarebbe svolta l’ultima domenica di giugno; con il vantaggio di avere pochi eventi podistici concorrenti, ma con la certezza di temperature tropicali che avrebbero scoraggiato molti runner e marciatori.

Organizzazione di una tapasciata

Devo ammettere che preparare un evento podistico non è affatto facile: ci sono tanti aspetti tecnici e burocratici che non avevo mai affrontato e altri aspetti pratici e organizzativi che ho scoperto essere imprescindibili per la riuscita della manifestazione.

Per mia fortuna in questa avventura accanto a me, fin dall’inizio, ci sono stati Matteo, Cesare, Francesca e Luca.

Sapevo che la parte più divertente per me sarebbe stata l’ideazione dei percorsi su diverse distanze, ma prima andava deciso un punto di partenza e di arrivo adatto, sia per la logistica che per l’immagine dell’evento.

Quest’inverno ho avuto modo di frequentare il Centro Sportivo Albatros di Robbiano per il corso di atletica di mia figlia e ho conosciuto i due responsabili del centro, Roberto e Renato, che hanno preso in gestione l’ex Centro Sportivo Mapei e lo hanno trasformato in un bellissimo punto di aggregazione a tema sport e non solo.
Mi hanno subito proposto di usare la loro sede per gli eventi di AmoMediglia: l’Albatros risultava la location più adatta di tutto il comune per eventi sportivi come quello che avevo in mente!

Progettazione dei percorsi di Scopriamo Mediglia.

Robbiano è la nostra frazione più vicina a Milano, quindi comoda da raggiungere per chi viene “da fuori”, ma distante 2,5 km da Triginto, la sua frazione più prossima, collegata dalla Provinciale 159, strada ad alto scorrimento, e dalla ciclabile ad essa parallela. L’unico attraversamento pedonale è in corrispondenza di un semaforo.

Ho provato a cercare alternative tra campi e sterrati, ma nulla, i primi e gli ultimi 2 chilometri della tapasciata dovevano essere corsi lungo la ciclabile e al semaforo sarebbe servito un presidio di polizia per gestire il passaggio dei partecipanti in sicurezza sia all’andata che al ritorno.

Avrei voluto poi far correre lungo il proseguimento della ciclabile, accedendo a Triginto dall’ingresso principale recentemente rifatto, ma ho cambiato idea perché [inizio nota polemica] l’accesso è pericoloso, mancano le strisce pedonali e spesso ci sono le autovetture di chi va a messa parcheggiate sulla ciclabile [fine nota polemica].

Ho quindi ideato quattro tracciati di distanza crescente: 7, 10, 14 e 18 chilometri con l’obiettivo di passare vicino a più cascine possibili, su strade meno trafficate possibile e di toccare più frazioni possibili.

Il percorso da 18 chilometri è stato studiato per passare da Robbiano, Triginto, Mediglia, Caluzzano, Bustighera, San Martino e Villa Zurlì e per vedere Cascina Folli con il suo mulino, Cascina Pizzo e i suoi frutteti, Cascina Canova con le risaie, Cascina Marisa, Cascina Floriana, Cascina Moncucca. Mi sarebbe anche piaciuto far passare la corsa nella corte di una cascina: ci ha dato questa opportunità il proprietario della Cascina Melegnanello che ci ha concesso l’apertura dei cancelli e il passaggio nell’aia per tutti e quattro i tracciati.

 


Il “viaggio” e i pensieri di un ultra trailer

Sabato 4 giugno 2022 ho partecipato alla UltraK Trail, una gara di trail running di 70 km con 4.750 metri di dislivello nell’Appennino Tosco-Emiliano.
Non avevo mai corso per così tanti chilometri, con così tanto dislivello e per così tanto tempo.
Quasi 14 ore. La batteria del Garmin non ce l’ha fatta, io sì.
È stato praticamente un “viaggio”, su e giù per i monti e all’interno dei miei pensieri, che da una parte ha messo a dura prova muscoli e spirito, dall’altra, però, alla fine li ha rafforzati.

Alcune persone mi hanno chiesto
Chi te lo fa fare?
Ma hai delle colpe da espiare?
C’è bisogno di correre così tanto?
Da cosa stai scappando?
Non so rispondere a queste domande, ma voglio provare a raccontare cosa ho capito da questa esperienza di ultra trail, trascrivendo alcuni pensieri emersi durante il “viaggio”.


Le emozioni di una gara di trail running

Mi sono sorpreso…

quando sbucando dal bosco mi sono trovato alla Madonna del Ghisallo, che avevo fatto solo in bici arrivando dalla strada principale.

Mi sono emozionato…

quando mi sono trovato a correre per le stradine di Osigo, il paesino dove ho trascorso tante estati con i miei nonni quando ero piccolo: “in montagna non si corre!” mi dicevano sempre. Chissà cosa stanno pensando ora che mi vedono dall’alto.

Mi sono demoralizzato…

quando è sopraggiunta una crisi dopo il secondo ristoro al 18°km: 4 chilometri di salita incessante con 800 metri di dislivello e una temperatura di quasi 30° per arrivare sotto il corno di Canzo.
Arriva sempre il momento che mi fa pensare “ma chi c@##0 me lo fa fare?!” mentre sputo sangue a passo lento e vengo superato da concorrenti più agili e veloci. Ma una sosta e un panino fanno miracoli.

Mi sono galvanizzato…

quando sono arrivato in cima: la vetta ti accoglie, si complimenta per averla raggiunta e infine ti premia con la sua discesa!

Mi sono divertito…

in discesa, che però era più lunga e difficile della salita: se è vero che le gambe van da sole, i quadricipiti cominciano a bruciare dal troppo peso che devono sopportare ad ogni passo, salto e balzo. E le caviglie fanno un lavoro immane per cercare stabilità su un terreno sempre sconnesso e impervio, evitando di cedere e farti capitolare con rovinose conseguenze.

Mi sono depresso…

quando, da solo in discesa tra il silenzio dei boschi pensavo di star correndo bene, e invece è sopraggiunta una trail runner, probabilmente cresciuta in montagna, che agile e leggera è zampettata via in punta di piedi come uno stambecco, lasciandomi solo con i miei pensieri e la sua polvere.

Mi sono ripreso…

quando, “uscendo” dalla montagna sono tornato un po’ alla volta alla civiltà: un pratone con famiglie che fanno picnic, casette che si accalcano sempre più dove i profumi delle grigliate domenicali invitano a fermarsi e infine i paesi che scendono verso il lungo lago e ti accolgono con strade di asfalto rovente. Ed è qui, senza il rischio di inciampare, che ho lasciato roteare le gambe, con passi frequenti e veloci.

Mi sono inorgoglito…

quando ho ripreso la ragazza che mi aveva superato prima: fuori dal suo ambiente silvestre arrancava e sbuffava, mentre io che nasco bitumaro e padano, mi trovo a mio agio nel mio elemento… asfalto e pianura. “Bye bye stambecco, ci si vede all’arrivo

Mi sono esaltato…

quando, nonostante il caldo, la fatica e la crisi, ho tagliato il traguardo della UTLAC 30 in 4 ore e 45 minuti.


Carlomagno alla conquista del Portogallo

L’originale di questo articolo è stato postato dell’autore, Anna Carlomagno, nel gruppo Facebook di RunLovers. Anna lo ha gentilmente concesso a VunDuTri per consentirne la diffusione e la conservazione.


Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare (ma anche la bici e la corsa)

L’originale di questo articolo è sulla pagina Facebook dell’autore, Thomas Del Duca, che lo ha gentilmente concesso a VunDuTri per consentirne la diffusione e la conservazione.

 

Che cos’è Borgo Egnazia?

Non l’ho capito di preciso, è una specie di nulla in mezzo al nulla. Non è il posto che dici “Uh che fico quest’estate ci torno”, ma ha il merito di aver organizzato, nell’anno Covid, un Ironman 70.3 a cui io e sei miei compari, affamati di gare come lupi, ci siamo subito iscritti.

Io in questi mesi difficili mi sono sempre allenato, ma con volumi e modalità adatti a gare corte, quindi il dubbio di aver fatto una cazzata questa volta, invece che al chilometro cinquanta della frazione bici, l’ho avuto un mese prima!
Partiti in tre, ci siamo trovati di buon mattino di venerdì per partire, freschi e riposati. Concluderemo questa avventura svenuti su un prato, ma ancora in vita. Il divertimento di questa trasferta, per merito dei miei compagni, è stato tanto (nello specifico ho speso praticamente un cazzo e non ho mai guidato), ma poi c’è la gara e lì siamo soli.

Campionato di Triathlon Medio Borgo Egnazia: la gara

Alla partenza sembra di stare al gioco aperitivo di un villaggio turistico:
“Mettetevi in fila per numero di cuffia!”
“I dispari a destra e i pari a sinistra!”
“Ora tutti con le mani alzate”

Alla fine siamo tutti in fila, senza aver fatto pipì, con la muta e la mascherina sotto al sole. La gara comincia, ci si tuffa a coppie, quindi mentre i primi già nuotano io devo aspettare che venga smaltito il lungo serpentone di persone davanti a me. Sono già sudato e sto in mezzo a un gruppo di romagnoli che fanno battute tristissime sulle donne triatlete (che come spesso succede devono aspettare e partire per ultime, per poi correre quando fa più caldo).

Accanto a me c’è un gigante, calcolo che con una sua bracciata può staccarmi la testa, quindi, quando finalmente arriva il mio turno di colpo lo supero e mi tuffo prima di lui. Piombo nell’acqua fresca e un istante dopo BOOOMMM, arriva lui. Non mi prende per miracolo, ma genera un’onda che mi spara avanti e così comincia la gara.
L’acqua è strana, è pulita e non puzza di nafta come quando fai le gare nel Lazio, però e scura e poco ospitale. Parto con il mio stile libero, annullando in poche bracciate i concetti faticosamente appresi nelle lezioni di nuoto, ma comunque procedo bene, non c’è ressa. Superate le prime due boe bisogna tornare verso la partenza. Io alzo la testa e vedo una cosa enorme rossa, che mi sembra troppo grande per essere una boa, e una boa normale gialla, che però sta in un punto che non c’entra un cazzo.

Il fatto di non pulire gli occhialini dal 2018 non aiuta nel chiarirmi le idee e decido di seguire una linea immaginaria tra le due boe. Prendo a riferimento un tizio con la muta con le maniche arancioni che si vedono bene e lo seguo. Dopo poco mi rendo conto di aver scelto il peggior nuotatore di tutti, ogni volta che alzo la testa lo vedo in un punto diverso, praticamente va a zig zag.
Decido di puntare la rossa che alla fine è quella giusta, la supero e parto con il secondo giro. Sfioro il piede di un tizio davanti a me e questo subito scalcia, e lo fa per colpire forte, mi vedo il piede a un centimetro dalla faccia. Perdo il lume della ragione, lo affianco e gli affondo il gomito sul fianco. Si ferma all’istante e sento che si incazza, però riparto e mi lascio lui alle spalle e la gomitata nell’archivio dei miei peccati.

Stavolta ho memorizzato il percorso e con il mio stile “in morte di un giovane istruttore di nuoto” finisco la frazione. L’atleta davanti a me avanza lento e zoppicante e il fatto di essere uscito dall’acqua dopo un tizio che a malapena deambula mi fa, in un primo momento, dubitare della qualità della mia prestazione.


Il mio secondo Ironman

La mia preparazione per Ironman Emilia Romagna 2019

Ho preparato questa gara in modo diverso, questa volta. Essendo il secondo Ironman, avevo molta più consapevolezza di cosa sarei andato a fronteggiare. Non ho avuto il terrore della “prima volta”: conoscevo già i miei punti deboli e mi sono impegnato tutta l’estate per migliorare proprio quelli e farmi un piano specifico da seguire anche il giorno della gara.

La preparazione però è cominciata moooolto prima…
Mi sono preparato tanto per fare una maratona. Ero iscritto a quella di Milano, ma ho avuto problemi al ginocchio quel weekend e l’ho saltata. Così ho rimandato di qualche settimana: quando mi sono sentito pronto sono uscito di casa e ho corso 42.195 metri, tipo Forrest Gump.

Poi mi sono allenato altrettanto forte per fare l’Ironman 70.3 a Mallorca, che ho chiuso in 5h21m (quasi 10 minuti in meno rispetto anno precedente.

Tutto questo lavoro mi ha portato a essere in ottima forma quando ho cominciato a caricare le settimane di allenamenti per questo appuntamento finale, la vera gara obiettivo del 2019: l’Ironman Emilia Romagna.

Devo dire che sono stato molto fortunato perché ha girato tutto in modo perfetto: un’estate intera di allenamento e tantissimi moltissimi amici e compagni di squadra che si sono aggregati a me negli allenamenti in bici, senza mai lasciarmi solo. Per la corsa invece avevo Laura, che è stata al mio fianco con la sua graziella durante le interminabili sessioni di corsa! È da sposare quella donna 🙂

Ironman Emilia Romagna, la gara

Pum pum…
Pum pum…
Pum pum…
In loop il suono del battito del cuore, tutto intorno silenzio.
Pum pum…
Pum pum…..
BANG! Partiti: il mio secondo Ironman è al via.

Mi metto in fila e aspetto il mio turno per il rolling start, nel frattempo la musica a palla mi distrae per gli ultimi istanti e allevia la tensione che ha cominciato a farsi strada già da ieri, quando ho lasciato la bici in zona cambio. Anche se sono questa volta un po’ più esperto è comunque una tensione palpabile.

Entro in acqua e corro forte fino a che l’acqua è bassissima, cammino un po’ quando si alza e poi dentro. Nemmeno il tempo di rendersene conto e la mia gara è ufficialmente cominciata: tutta la tensione accumulata svanisce e adesso ho in testa una sola cosa:

Voglio fare il meglio che posso! Non mi basta più arrivare soltanto alla fine, voglio farlo come si deve questa volta.

Nuoto bene, anche se il mare è totalmente marrone a causa delle onde grosse dei giorni precedenti. Prima boa, giro e proseguo. Supero uno, due, tre.. dieci atleti! E poi ancora e ancora. E dentro di me penso: “se sono tutti della mia fascia di tempo prevista e li supero così, allora sto andando alla grande!

Continuo a nuotare e mi sento proprio bene. Passo la seconda boa e la terza, visto che sono ravvicinate, quindi mi metto in direzione dell’ultima boa, ma dov’è? Alzo lo sguardo e nemmeno la vedo: “cazzo è lontanissima! Dai, andiamo una bracciata alla volta.

Punto le boe intermedie e proseguo; ormai nuoto da quasi mezz’ora e la gente intorno si è diradata: non posso nemmeno prendere qualcuno vicino come riferimento perché sott’acqua non si vede assolutamente nulla. Affondo la bracciata e con la mano aggancio qualcosa di molle… “Bleah! Una medusa, maledetta!” Comincia a bruciarmi il collo: ovvio che sia così, essendo l’unica parte del corpo esposta e fuori dalla muta, la medusa mi va a strisciare proprio lì. Rallento e nuoto qualche bracciata con un braccio solo mentre mi controllo il collo. Attimo di panico: “Brucia! Cosa faccio? Cosa faccio ora?

Sono in mezzo al mare, ci tengo troppo e di mollare non se ne parla nemmeno. Riprendo a nuotare con il collo che brucia da matti, ma non posso fare altro. Sento che non ho lo stesso ritmo di prima, ma vedo che ogni tanto qualcuno lo supero, quindi non vado così male. Comincio ad abituarmi al bruciore e cerco di non pensarci: un pochino funziona.


Tortino di fiocchi di avena

Ricetta per il Tortino di fiocchi di avena di Walter “Pescecane” Cassese

Dovreste già conoscere le tante qualità dell’avena, qui presento la ricetta per preparare in modo veloce una colazione sfiziosa e nutriente a base di avena.

Ingredienti del Tortino di fiocchi di avena

  • 50gr fiocchi di avena
  • 100ml albume
  • 1 banana matura
  • 1 cucchiaino di miele
  • 1 cucchiaio di cannella

Sembra impossibile: il mio primo Ironman

Non sono solito tenere diari o raccontare storie ma credo che questa volta ne valga davvero la pena perché mi rincrescerebbe, a distanza di tempo, non rivivere dei frammenti di un’avventura che per me ha dell’incredibile.

[ Fabio Cortinovis ]

La genesi di una pazzia

Tutto cominciò con una semplice proposta fatta al gruppo di amici triatleti:

“A 50 anni voglio fare un Ironman, chi mi segue?”

Il Pado è titubante, ha forse degli impegni importanti che non gli consentiranno di allenarsi per una simile gara ma alla fine… accetta la sfida.
Il Signo, senza dir nulla, si è già iscritto e per lui, ma anche per noi, diventa una sfida contro se stessi.

La preparazione inizia a Gennaio e subito il percorso si fa irto di ostacoli: contrattura muscolare al polpaccio, passa un mese, riparto con l’allenamento running, ma continuo ad avere un fastidio. Per ben 4 mesi non sono in grado di correre, incapace di capire quale sia il problema.
Nel frattempo però continuo il programma di allenamento del mio grande coach Paolo Lazzarin (una vera garanzia oltre ad essere un luminare sportivo).
Diagnosi accertata: lesione al menisco. Non esito nemmeno un minuto nel scegliere di farmi operare. Siamo a Luglio e finalmente riprendo a correre… ma sarò ancora in tempo per l’Ironman di Cervia? Paolo mi dice che potrei provarci e io non ho la minima intenzione di mollare, quindi via a macinare km, ad alzarsi alle 5 del mattino prima di andare a lavorare, a nuotare nelle nervose acque siciliane durante le vacanze con gli amici e a dedicare ore e ore di tempo nei combinati durante i fine settimana.


Occhialini TYR per il triathlon

Dopo due stagioni con i TYR Nest Pro è arrivato il momento di cambiare occhialini per il nuoto. Al posto di comprare su Amazon preferisco rivolgermi ad un negozio specializzato e far girare l’economia “locale”.
Mi viene comodo andare da MATE 3, piccolo negozio di Milano, in zona Viale Corsica, di proprietà dei due fratelli Locatelli, entrambi triatleti, molto competenti in materia.

Il commesso, al posto dei Nest Pro, mi suggerisce di provare i TYR Special OPS 2.0. Sono il modello top di gamma della TYR, costano 10 euro in più, ma rispetto ai concorrenti hanno un angolo di visione allargato e le lenti polarizzate per ridurre il riverbero del sole sul mare; alcune varianti hanno la finitura specchiata e per tutte un sistema anti-appannamento.